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gac PN 23 gennaio 2016 155

DUE VETRINE. IMPRESSIONE #1

di Tamara Sandrin

Pordenone, 23 gennaio 2016, ore 11.
L’impatto delle vetrine è forte, gli interni sono bianchi con grandi specchi alle pareti. L’insieme ha qualcosa di irreale, sembra quasi l’asettico e ideale sfondo per l’esposizione di cadaveri di bambole, di maschere animalesche decapitate, di un corpo dietro un vetro.
La carta velina viene strappata velocemente dalle due vetrine e gli occhi dei passanti possono posarsi impudichi su Federica, distesa in un giaciglio di polistirolo, avvolta nel cellophane, offerta nuda agli sguardi come nudi sono i corpi degli animali: denudati della loro intimità, del loro pudore, della loro dignità in vita e nella morte, nudi al mattatoio come nel banco frigo della macelleria.
Allora i curiosi si affollano, spiano, scrutano, studiano e si chiedono se Federica sia una persona vera o se sia finta, se respiri. Si preoccupano che stia bene, che non abbia freddo, mentre nell’altra vetrina scorrono le immagini degli animali terrorizzati, storditi, ammazzati, scuoiati, violati nei mattatoi. Si possono udire anche le loro urla tra i colpi delle pistole e lo scalpiccio degli zoccoli, tra i rumori meccanici dei rulli trasportatori e i tonfi dei corpi caduti, scivolati sui pavimenti luridi. Ma questi suoni vengono coperti dal trambusto del mercato, dai rumori quotidiani della città. La gente sembra non udirli.
Eppure si fermano in molti a guardare anche il video, a leggere i cartelloni: Ascolta le loro urla, Ascolta il loro pianto, Ascolta i loro silenzi, Il consumo di carne causa più sofferenza e morte di ogni altra attività umana, Ogni minuto 912 animali vengono uccisi nei macelli italiani.
Fanno foto e filmati. I loro volti tradiscono a volte le emozioni, a volte rimangono imperscrutabili.
Stavolta siamo noi a spiare per capire, per scoprire, forse per cercare un riscontro ai nostri intenti, ai nostri pensieri.
Qualcuno è infastidito, qualcuno indifferente, altri invece sono palesemente impressionati. Però c’è anche qualcuno che ride, che tenta la battuta per sdrammatizzare, forse, o perché veramente non viene toccato da ciò che sta vedendo.
E quel poco di soddisfazione lascia il posto alla rabbia.

DUE VETRINE. IMPRESSIONE # 2

di Rodrigo Codermatz

Osservo da dietro la vetrina i passanti del giorno del mercato: e si fermano a vedere il breve video che lo schermo davanti a me proietta in strada di poveri maiali sgozzati, sanguinanti e scalpitanti appesi ai ganci e queste immagini vitree diventano maschere sui loro volti incuriositi e scomodi cilici e camice di forza che si stampano sui loro cappotti e giacconi, sulle loro borse della spesa e passeggini, sui berretti dei bambini, sulle mani infreddolite perché fa freddo e Federica nuda nella sua sindone di cellophane mi fa sentire il gelo e il silenzio che fa l’eco di se stesso che provo ogni volta davanti al frigorifero del supermercato o la vetrina di una macelleria. Lei è morta e deve tenere gli occhi chiusi ma io m’abbasso assieme al suo respiro e voglio vedere per lei: scarpe, scarpe e ruote e corpi lunghi e obiettivi, iphone, cellulari, increduli che Federica sia vera…. questa società che crede nel finto cosa avrà visto poi nelle immagini del macello… questa società disabituata a vedere persino la nudità di un corpo vero?

Ho visto un uomo con una borsa di nylon che guardava e si chiedeva
ho visto altri due ridere
ho visto un padre trascinar via un bambino
ho visto certi cambiar strada
ho sentito dire -ecco gli ecologisti-
altri chiedersi che negozio c’era lì prima
ho sentito suonare mezzogiorno
ho sentito dire -siamo in ritardo-

Ma ho visto anche il terrore e l’angoscia sul volto di una donna
che stringeva la mano di suo marito che guardava a terra
e ho sentito anche un padre dire
ai suoi bambini
– se il Signore ha deciso così…-

Ho sentito il tintinnare
di un enorme gancio d’acciaio
come un amo
sopra le nostre teste
e l’odore di disinfettante
e voci come di gente

dentro a un tubo.

© Riproduzione vietata

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