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di Rodrigo Codermatz

A mille ce n’è ♪♫

Macellaio di fiducia: -io sono un grande amante degli animali: scelgo la carne migliore da piccoli allevamenti familiari che so io, scelgo il pollo che razzola libero nel cortile e il maiale giusto; così so che hanno passato una vita felice, serena e in buone mani, che sono stati amati e son morti felici-.

La signora compera soddisfatta e paga orgogliosa la carcassa surdeterminata delle chiacchiere deliranti del suo macellaio di fiducia.

La signora ha davanti agli occhi un pollo o un maiale che si godono il pensionamento dopo una vita di vizi e lussi e adesso non vedono l’ora di essere sgozzati: si crede una benefattrice, un’“amante degli animali”; esce dalla macelleria credendo inoltre d’aver fatto fesso il mondo intero che continua a mangiare carne d’allevamento. E qui finisce il suo impegno etico.
Nel delirio vittoriano del macellaio di fiducia, in verità, la felicità presunta e data per buona del povero animale morto (felicità che ricalca probabilmente nel limitato macellaio la mera immagine di un pic-nic domenicale umano o il gattonare nel suo giardino d’infanzia) resuscita, si disincarna dalla carcassa, spicca il volo e ricade nel piatto in tavola: puro delirio, un incubo fantascientifico che la signora ha comprato a prezzo maggiorato e ne va anche fiera raccontandolo persino in giro: la “fiducia” che sventola ai quattro venti non è nient’altro che la fiaba del suo macellaio e che lei si racconta per continuare ad “amare gli animali”.
Ma resta ancora da chiedersi come possa esistere una credibilità e un ascolto in una narrazione originata dall’assurdo: l’azione della storia è un atto di fiducia, cioè nel senso che la fiducia è il movente per cui la nostra signora ha preso la sua macchina o la sua bicicletta ed è andata proprio da quel preciso macellaio (siccome è di fiducia per definizione ci va spesso e ci continuerà ad andare) sedicente “amante degli animali”: che fiducia può dare un macellaio amante degli animali?
E tale fiducia è causa finale e crea eventi: elimina una vita e ingrassa un idiota; la fiaba, confezionata su misura per la cliente, prende corpo, s’innesca nei circuiti comunicativi acritici, alienati e deliranti della nostra incalzante e irruente vita d’ogni giorno e diviene realtà come concreto atto consumistico ed esecuzione sommaria: a mille ce n’è ♪♫… tutti hanno un macellaio di fiducia perché devono pur raccontarsela e per convincersi devono metterla in bocca a qualcun altro.
Inoltre, il fatto che qualcuno s’incarichi di “sapere” per loro (questa è la fiducia) li gonfia narcisisticamente, li fa sentire per un attimo potenti, padroni delle loro scelte, del mondo.

Conclusione della storia: la signora non pensa “e pur si move” e il macellaio se la ride.