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di Tamara Sandrin

L’immagine è allusiva, ammiccante, ben costruita, con il giusto grado di osceno e di humour nero.
Ma è un’immagine che vuole essere furba e questo mi ha creato un certo disagio.
Non certamente perché questo tipo di immagine sia una novità.
È tratta dall’ultimo film di Hans Stjernsward1, The Farm, il cui trailer è approdato da qualche tempo sui social.
Nemmeno il film, da quanto possiamo desumere dal trailer, sembra essere particolarmente innovativo: dagli anni settanta in poi i film slasher/splatter si sono moltiplicati fino alla nausea, replicando molto spesso il cliché inaugurato da Non aprite quella porta2 fatto di desolazione e povertà della vita rurale (in particolare di stati come Texas e Arizona), fattorie isolate e fatiscenti, allevamenti e stalle abbandonate, scheletri e carogne di animali, famiglie di derelitti in situazioni di tale degrado da sopravvivere tra incesto e un primitivismo atroce, comunità chiuse, xenofobe e astiose, fondate sul dominio patriarcale3, sulla violenza fisica e psicologica e su altre pratiche aberranti quali la zoorastia e il cannibalismo. Quindi nemmeno l’antropofagia e il cannibalismo costituiscono una novità: lo abbiamo visto al cinema in tutti i suoi risvolti da quelli più efferati del filone italiano degli anni ’60/’70 fino alle commedie grottesche in cui si fa, più o meno allegramente, commercio di carne umana, come in Delicatessen4 o in The Green Butchers5 per citare solo due esempi.
Anche la cattura e l’imprigionamento di umani in gabbie destinate nella realtà agli animali da carne, da reddito, son cosa già vista: ricordo il bel corto horror The Herd6 (qui il film completo) e il recentissimo Escape from Cannibal Farm7. (qui il trailer)
Cos’è quindi che mi mette a disagio in quella immagine, in quel trailer, in quella storia? Non sono neppure il sangue che scorre a fiotti e le scene truculente.
No, ciò che mi disturba sono le maschere da animali. Perché non hanno senso.
O almeno non è quello giusto.
È evidente che il regista vorrebbe mettere in scena una sorta di animal’s revenge, in cui l’uomo da carnefice diventa vittima della stessa sorte che gli animali subiscono quotidianamente nella realtà, al di fuori della finzione filmica, cercando di forzare così lo spettatore in una posizione empatica nei confronti degli animali. Ma non ci riesce proprio a causa di quelle maschere. Perché simmetricamente all’empatia verso la vittima, lo spettatore sviluppa rabbia e astio, se non vero e proprio odio, verso gli assassini. E in questo caso gli assassini si rivestono delle fattezze di animali da fattoria. Questi pazzi omicidi antropofagi e mascherati vorrebbero essere i paladini, i liberatori, degli animali? Pare proprio di sì. E non sono l’unica ad avere questa impressione: alcune recensioni italiane parlano di “retorica vegetariana”8, di film contro i carnivori9, ecc. ecc.
A quanto sembra, dunque, l’effetto finale, non voluto, è piuttosto quello di allontanare lo spettatore “carnivoro” dalle istanze della liberazione animale: l’avvicinamento alla vittima umana, trattata come un animale, va di pari passo con l’odio verso l’aguzzino-liberatore-di-animali.
La metafora troppo scoperta non corre in aiuto al regista che fallisce dove, invece, sono già riusciti altri film senza intenti (scopertamente) animalisti come Le colline hanno gli occhi10 o Non aprite quella porta11 o altri.
Ovviamente queste mie impressioni, o illazioni, potranno essere confermate o smentite solo dalla visione del film completo.

 

Note:

1 Già collaboratore della PETA

2 The Chainsaw Massacre, Tobe Hooper, USA, 1974. Il genere splatter in realtà è iniziato già con Blood Feast di Hershell Gordon Lewis (1963) e Two Thousand Maniacs (1964), sempre dello stesso regista.

3 È interessante ricordare la ribellione e spesso la vittoria femminile tipici in questo genere cinematografico, cosa che aprirebbe una parentesi troppo vasta per essere trattata qui.

4 Delicatessen, Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, Francia, 1991.

5 De grønne slagtere, Anders Thomas Jensen, Danimarca, 2003

6 The Herd, Melanie Light, 2015

7 Escape from Cannibal-farm, Charlie Steeds, 2017. Sembrerebbe essere l’ennesimo remake di Non aprite quella porta.

10 The Hills Have Eyes, Wes Craven, USA, 1977.

11 Cit.