Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

 

di Tamara Sandrin

Il vampiro è il mostro moderno prediletto dalla letteratura e dal cinema; i film sui vampiri non si contano1: dalla donna-vampiro2 a Nosferatu3, fino a Dracula4 e ai suoi discendenti.
Il vampiro è l’immagine dell’uomo teso verso una vita che continua oltre la morte, non gravata da un giudizio divino: sembra essere quindi il garante di un’altra vita ed è questo, assieme al suo simbolismo ipersessuale, che affascina e al contempo crea repulsione e paura, perché nulla è più perturbante per l’umano della morte e della corruzione corporea a essa legata, corruzione riconducibile anche alla malattia. La figura del vampiro in Nosferatu, che non ha niente del fascino esotico che sarà caratteristico del Dracula di Bela Lugosi e di quelli successivi, pone le basi dello stretto connubio tra vampiro, malattia e animali repellenti e notturni (ratti, pipistrelli, insetti, lupi, ecc.5): il conte Orlok è un untore che diffonde la peste, grazie a torme di topi e ratti che ha portato con sé dai Carpazi; ammorba la città e la società con la sua fetida presenza conducendo gli abitanti di Brema alla corruzione fisica e morale.
Il vampiro è un morto-vivente che propaga il suo male, il suo stato di non-morto per estinguere il genere umano e non essere più solo. Questa sua condizione spesso muove a pietà lo spettatore e non solo: il vampiro, in molti film, è un uomo colto e di buon gusto, un dandy, ma è infelice perché condannato a una solitudine eterna che è sorte peggiore della morte.
In due film tratti da Io sono leggenda di Richard Matheson (1957), La notte dei morti viventi6 e L’ultimo uomo della Terra7, invece la situazione è rovesciata: la gran parte, o la totalità, della società è formata da vampiri ed è l’umano a essere “diverso”. Questo porta, ovviamente, anche a un ribaltamento prospettico e simbolico. Ciò che rimane invariato è il legame, cui accennavo prima, tra vampiro e malattia.
Infatti in questi film si parte, in un certo senso, da una condizione di corruzione fisica: il “vampirismo”, che come in Nosferatu perde tutta la sua aura fascinosa e sensuale, è diffuso da un virus ne L’ultimo uomo della Terra, da radiazioni spaziali ne La notte dei morti viventi e ne Il vampiro del pianeta rosso8. Il contagio è spaventoso perché la malattia stessa, ogni malattia, è mostruosa. Il malato, e questo viene detto chiaramente ne La notte dei morti viventi, oltre a essere un pericolo è soprattutto un peso economico e sociale: il malato (reale), che diventa “mostro” a causa della sua spersonalizzazione e meccanizzazione effettuata nella struttura da parte degli operatori sanitari, “vampirizza” la società con le sue esigenze, la divora. Inoltre il malato è un mostro nell’ottica di una società basata sul culto del corpo, della bellezza, della forma fisica e della salute.
Come diceva Jean Ziegler, ne Les vivantes et la mort, il corpo umano diventa merce per eccellenza, vivo o morto che sia, si integra nel circuito, ormai svuotato di ogni senso, degli oggetti prodotti e consumati, riprodotti e riconsumati, come si può ben vedere ne La notte dei morti viventi, dove gli zombie rappresentano la massificazione capitalistico-consumistica9: nel film delle radiazioni cosmiche riattivano il cervello dei morti e li spingono a “consumare”, a divorare la merce suprema disponibile sul mercato, il corpo umano.

La notte dei morti viventi è una pietra miliare del cinema horror: rappresenta l’esasperazione delle nostre paure, senza la catarsi finale liberatoria. Dopo questo film niente poteva essere come prima: i demoni non sono più soprannaturali, eccezionali, ma scaturiscono dalla quotidianità; i mostri sono i vicini, gli amici, i familiari, che d’improvviso – senza alcuna ragione plausibile – cambiano, diventano diversi. È un processo già iniziato in produzioni precedenti, in film come L’invasione degli ultracorpi10, in alcuni episodi di The Twilight Zone11 e ne L’ultimo uomo della Terra.

Essendo entrambi tratti, come dicevo, da Io sono leggenda di Richard Matheson, La notte dei morti viventi e L’ultimo uomo della Terra sono simili e non solo nella trama. Nell’uno e nell’altro vengono messi in scena la solitudine del diverso davanti all’omologazione sociale, la distruzione della famiglia e il fallimento del modello di umanità attuale che, ne L’ultimo uomo della Terra, per continuare a vivere deve accettare l’evoluzione verso un’altra specie.
Anche in questi film, come nel cinema di fantascienza in genere, c’è una totale incomprensione dell’altro, una chiusura completa ed esiziale, anche perché l’incontro con l’altro e l’apertura verso il cambiamento portano alla perdita di se stessi e passano necessariamente attraverso l’esperienza della ferita: l’umano che viene ferito dal vampiro diviene un altro (un altro vampiro) e perde quindi la propria umanità.

Infine una breve annotazione su Il vampiro del pianeta rosso, che ci parla di diversità assoluta: il vampiro è anche un alieno, un individuo quindi di un’altra specie pronta a invadere la terra per trovare in essa una riserva di sangue (cibo) e di cavie per la vivisezione.
Il vampiro alieno ubbidisce agli ordini senza metterli in discussione, è pronto anche al sacrificio personale e la sua solitudine muove a pietà come da tradizione, ma Corman dà già prova della sua ironia e del suo sense of humor: mister Johnson, il vampiro di Davanna, sembra un incaricato governativo, un man in black, e tutto il film è disseminato da allusioni e siparietti incongruenti e surreali (come la scena del venditore di aspirapolvere o l’apparizione del capo – solo della sua testa! – di mister Johnson o quella del famigerato “pipiombrello”). Infine Corman, da cinefilo qual era, non manca di strizzare l’occhio al cinema “d’autore”, per esempio a Dreyer: in Not of this Earth, come in Vampyr, è un medico che aiuta il vampiro, con le ovvie differenze nelle premesse, negli intenti e nel risultato finale.

Note:

2 Pensiamo alla figura della vamp inaugurata da Theda Bara in A Fool there was (regia di F. Powell, USA 1915), ma anche alla vecchia orribile che è il vampiro di Vampyr (Vampyr – Der Traum des Allan Grey, regia di C.T. Dreyer, Germania 1932)

3 Nosferatu, eine Symphonie des Graunes, regia di F.W. Murnau, Germania 1922

4 Dracula, regia di Tod Browning, USA 1931

5 Gli animali legati al vampiro sono quasi gli stessi dell’immaginario diabolico e della stregoneria.

6 Night of the Living Dead, regia: George A. Romero, USA 1968

7 The last Man on Earth, regia: Ubaldo Ragona, Italia-USA 1964.

8 Not of This Earth, regia: Roger Corman, USA 1957.

9 Metafora sviluppata maggiormente nel seguito girato sempre da Romero, Zombi (Dawn of the Dead, USA 1978).

10 Invasion of the Body Snatchers, regia di Don Siegel, USA 1956

11 Usa 1959-1964

Annunci