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di Rodrigo Codermatz (dicembre 2017)

Dormiveglia amniotico
nell’appartamento placentico
il lontano remous
d’un alimentatore ingolfato
forse una madre
forse Alemona
forse un’aspirapolvere
l’aorta che pulsa
una centrifuga lontana
un rimorchiatore
e la sua chiave di casa
la stanza buia perforata
da semicrome di sole
di una telescrivente persa in un vortice
la mosca cieca che gira
sulla sua monorotaia
il friggere dell’industriale
la catatonia del contatore
il sottoscala dell’adinate
e la sua sedia a rotelle
i suoi numeri arretrati
di ABC e i suoi acidi
le dita gialle
della madre frigorifero.

Proserpina con efelidi
in dolcevita sintetica
e nastri magnetici
dita francesi che modulano matrici
tra spire di fumo e interferenze
sovraesposta alla rabbia di una lampadina
alla vergogna delle valvole rosse
al delirio dei transistor
alla tristezza dei fusibili vibranti
al giro d’aria dell’Es l’istanza Oscillatore
al turbine di pulviscoli paranoici
a incubi sub-atomici
presi nella rete
del filtro-censura.

© 2017 Riproduzione vietata

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