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di Tamara Sandrin

– Sono apparsi
mille e mille e mille anni fa
e sembravano come noi.
– Hanno pelle e carne, membra calde
e occhi per vedere, come i nostri.
– Sono vampiri. Orchi.
– Sono non-morti
che succhiano la nostra vita,
che divorano le nostre carni.
– Sono mostri che si nutrono
del nostro dolore
e della nostra fatica.
– Hanno mani per accarezzare,
ma colpiscono e atterrano.
– Hanno bocche per baciare
ma gridano e spaventano.
– Hanno bocche, sì,
che grondano sangue.
– Un tempo,
quando il tempo era nostro,
boschi e foreste erano
il nostro rifugio, il nostro scudo.
– Ora tutto è bruciato, tagliato.
La terra rivoltata e arsa.
– Ora dove nascondersi
e fuggire? (piange – non ha più parole)
– Eppure hanno orecchie
per sentire il pianto e il dolore.
– Hanno orecchie, sì,
e ascolteranno un grido di guerra.
– Oggi saremo partigiani e ribelli
non più piegati e sfruttati.
– Saremo serpi velenose
e calabroni e creature notturne
e aspetteremo ancora un poco.
– Ancora un poco… ancora un poco…
– Sogneremo di svegliarci
in un mattino nuovo e radioso.
E il cielo sarà nero di ali
e il silenzio pieno
delle nostre voci e odori di vita
riempiranno l’aria.
– Sogneremo asfalto increspato
dalle radici e tetti
squarciati dai rami, muri
divelti dai rovi
e dal luppolo.
– Sogneremo la pioggia sul corpo,
avremo fame e caldo
e guarderemo la neve
con rassegnazione e fiducia
nella fatica del volo.
– Sogneremo la morte.
La morte dolce del freddo
e della vecchiaia.
– Sogneremo…
– Sogneremo
così forte che sarà vero.

 

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