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di Tamara Sandrin

Sapphire and Steel” è una serie inglese di fantascienza prodotta e trasmessa tra il 1979 e il 1982, divisa in sei avventure ripartite in diversi episodi1.
I protagonisti sono Zaffiro e Acciaio, che non sono umani ma sono l’incarnazione in forma umana (rispettivamente femminile e maschile) di due Elementi (non intesi, ovviamente, come gli elementi della tavola periodica); dotati di speciali poteri, sono inviati da una non meglio definita forza cosmica a riparare, ripristinare, le falle che a volte si creano nel continuum temporale.
Nonostante fosse una produzione low budget, P.J. Hammond, il suo creatore e sceneggiatore2, riuscì a ottenere un prodotto di alta qualità con ottimi attori, storie particolari sospese tra la fantascienza, il fantasy e l’horror gotico, atmosfere fortemente inquietanti e claustrofobiche e, in qualche episodio, messaggi forti e a volte nuovi. Operando sempre in zone di sospensione temporale ha messo in scena la disgregazione familiare e sociale; ha evocato fantasmi di soldati per condannare lo strascico emotivo di tutte le guerre (in piena epoca thatcheriana a ridosso della guerra delle Falkland); ha denunciato, infine, lo sfruttamento animale con immagini crude e dirette, in un’epoca in cui non era ancora così frequente e scontato, soprattutto nella programmazione televisiva.3
È proprio questo messaggio animalista (è prematuro definirlo antispecista) espresso nella terza avventura4, che voglio ora mettere in evidenza.

Ecco in breve la trama dell’avventura.

Rothwyn ed Eldred sono una coppia di storici proveniente dal futuro (millecinquecento anni) per studiare società e usi del passato. Sono arrivati dal loro tempo grazie a una capsula temporale, un’unità-tempo, che riproduce fedelmente un appartamento londinese dei primi anni ’80, moderno, confortevole, elegante, ma piuttosto impersonale e asettico.
Per un guasto di cui non conoscono la causa sono rimasti intrappolati, assieme al loro bambino di pochi mesi, in questo appartamento: prigionieri di una frattura temporale, non riescono più a comunicare con il loro tempo, non ricevono più risposta e stanno finendo le scorte di cibo. Nonostante tutto Rothwyn continua a svolgere il proprio incarico registrando le sue rilevazioni e impressioni sul presente.

Zaffiro e Acciaio, coadiuvati in questa avventura da Argento (un altro Elemento in forma umana maschile), giungono sul posto per scoprire la causa di questa frattura e richiuderla. Riescono a penetrare nella capsula-appartamento e Argento ne scopre il funzionamento. Mentre Rothwyn comincia ad avere visioni inquietanti, gli oggetti sembrano animarsi e (ri)prendere una vita propria, i muri trasudano sangue, il bambino diventa improvvisamente adulto ed Eldred inizia a manifestare sempre più la sua natura trepida e nevrotica.
Gli episodi che compongono l’avventura si srotolano in un fitto e complesso susseguirsi di colpi di scena, sparizioni, indagini, tentativi e ipotesi, fino a giungere alla spiegazione della causa e alla soluzione finale.

Tutta l’avventura è disseminata di messaggi animalisti che costituiscono dei veri e propri indizi per giungere alla soluzione dell’enigma. Vediamone qualcuno.

Proprio all’inizio del primo episodio, nel momento in cui Rothwyn si appresta a illustrare l’alimentazione tipica degli uomini di fine millennio5, inizia il suo viaggio nell’orrore e noi spettatori non possiamo far altro che seguirla. La donna toglie dal frigo la coscia di un agnello e il pezzo di carne evoca nella sua mente visioni di ganci da macellaio, coltelli, animali uccisi, scuoiati e appesi a dissanguarsi, urla, lamenti, pavimenti insanguinati, dolore e paura. Non può resistere a tanta sofferenza.
Già questa breve sequenza è di forte impatto, ma la denuncia animalista non si ferma all’alimentazione: un cappotto (presumibilmente di lana o di pelliccia) continua a cadere dall’appendiabiti, i cuscini del divano in pelle si spostano, un guanciale di piume tenta di soffocare il bambino; per salvarlo Rothwyn lotterà con un cigno fino a strangolarlo ma, non appena la suggestione finisce, si ritrova tra le mani solo il cuscino stracciato.
Questi movimenti e mutazioni portano Rothwyn e lo spettatore indietro nel tempo, mostrano il passato e chi fossero un tempo quegli oggetti di uso quotidiano, ora inanimati, ripristinando così un collegamento che spesso, ancora oggi, viene rimosso per rendere invisibile e sopportabile lo sfruttamento totale, continuo e devastante degli animali.
Il sangue che trasuda da alcuni punti dei muri proviene dai circuiti che comandano la capsula temporale: Argento spiega che questi sono stimolatori di impulsi di un sistema nervoso parzialmente artificiale, che a volte vengono usati anche nelle operazioni chirurgiche su animali viventi con tecniche sofisticate per eccitare i muscoli volontari senza passare attraverso il cervello. Constatando che si tratta pur sempre di vivisezione, Zaffiro pensa al “suono del dolore” e si chiede:

– Gli scienziati del futuro (millecinquecento anni nel futuro) di che cosa saranno colpevoli? –

ben conoscendo quali sono le colpe degli scienziati del nostro tempo.
L’analisi, effettuata da Zaffiro, di quel sangue stillato dai circuiti apre uno scenario inquietante che porta alla rapida e sconvolgente scoperta di quel che accadrà, è già accaduto, nel futuro. Il sangue non appartiene a una singola specie, ma è composto dal sangue di quasi tutte le specie animali!
Comprendiamo che l’unità-tempo non è un macchinario artificiale ma un insieme, creato in laboratorio, di pezzi di macchine e di parti animali, che funzionano in modo coordinato, dotati di mente e addestrati appositamente per questo scopo.
Ora questa unità-tempo si ribella, si rivolta contro di loro, resiste, si vendica, sottoponendoli al sottile gioco della suggestione mentale e della tortura psicologica, usando la potenza stessa del tempo per annientarli, sospenderli o spostarli nel tempo: ora tocca a loro “essere sperimentati e sfruttati”.
Ma perché sta accadendo questo e perché proprio ora e con queste persone?

Acciaio sottopone Eldred e Rothwyn a un interrogatorio serrato e chiede loro di parlargli degli animali del futuro. Rothwyn ammette candidamente che non ce ne sono, se non nei libri di storia e per bambini, perché non servono a niente, Eldred aggiunge che nessuno si nutre più di animali da molti secoli. Ma questo non accade perché è avvenuta un’evoluzione delle coscienze in senso antispecista.

Eldred: Il mondo va molto meglio senza di loro: erano sudici, erano crudeli e molti erano portatori di terribili malattie.
Zaffiro: Crudeli?

Crudeli. Sporchi. Portatori di malattie, untori pericolosi. La storia si ripete, le scuse per la distruzione e l’annientamento dell’altro sono sempre le stesse, ricorrono sempre uguali; il passato, il presente e il futuro cancellano le distanze temporali e sono accomunati dall’odio e dal pregiudizio.
Ma in realtà gli animali nel futuro “servono” ancora a qualcosa:

Acciaio: Su cosa studiano i vostri scienziati?
Eldred: Beh, gli esseri che vengono usati da loro non sono veri e propri animali. Non a quello stato… sono pezzi… tenuti in vita
(Acciaio si alza e si allontana)… propagati come pezzi (Argento si allontana)… riprodotti. (infine anche Zaffiro si allontana)
Rothwyn: Ma noi non li vediamo mai. Non ci è permesso vederli. Non è possibile, non escono mai dai laboratori.

I tre Elementi mostrano loro le spalle e l’inquadratura dall’alto prende ancor più le distanze da quanto detto dalla coppia proveniente dal futuro. Ma il fatto che Zaffiro, Acciaio e Argento non siano umani, ma Elementi eterni che travalicano i confini di questa terra, del tempo e della morale umana conferisce al loro giudizio un’accezione di universalità: la colpa degli scienziati e dell’umanità del futuro diventa nella loro condanna la nostra colpa, la colpa dell’umanità dall’inizio dei tempi, dall’inizio della “civiltà” basata sullo sfruttamento sistematico dell’altro animale. Anche gli animali del presente, rinchiusi e vivisezionati nei laboratori di ricerca, ma anche quelli sfruttati negli allevamenti, nei circhi, negli zoo e in tutti gli altri luoghi dove si esplica il dominio dell’umano sull’animale, sono solo “pezzi… tenuti in vita… propagati… riprodotti” per tutte le esigenze umane.
L’umano, da sempre, si è sentito in diritto di usare, dilaniare, spezzare, distruggere, ricomporre, condizionare, piegare, la vita animale senza soffermarsi a riflettere sulla sofferenza dell’altro, sulle sue esigenze, diritti e desideri.

Acciaio: Esseri – che forse saranno stati selvatici, ma comunque liberi che respiravano, mangiavano, si riproducevano, che avevano una loro vita completa, che cercavano di sopravvivere – da voi ridotti a pochi miseri brandelli. Ma ora sono diventati una forza che si è nascosta qui, ci sente e ci vede e cerca soltanto una cosa dopo il suo incontro con la razza umana: vuole vendicarsi.

Vendetta. Ribellione. Resistenza. Messi in atto da un’animalità talmente trasfigurata dall’uomo da non essere più riconosciuta come tale, ridotta a pezzi, a brandelli, talmente reificata da non essere più vista né come vita né come pericolosa minaccia, che ora comincia a opporsi al suo sfruttatore come può e come sa, in modi inaspettati, ma con costanza e capillarità.
Alla fine dell’avventura, così come nella nostra realtà, la minaccia animale deve essere repressa per ristabilire lo status quo, per riportare alla pace e alla normalità un’umanità sconvolta e impaurita da questi atti di disobbedienza: l’animale ribelle va distrutto. In questo caso Zaffiro e Acciaio si limitano a rimandare il mostro6, formato (nella teoria) dal dolore e dalla sofferenza di tutti gli animali, nel suo tempo perché è a quello che appartiene e dovranno essere gli uomini e le donne del futuro a trovare una soluzione definitiva per espiare la colpa di cui l’umanità si è macchiata.
L’ultimo episodio della serie si conclude, però, con una nota di speranza: Argento ha trovato nella capsula un topolino, piccolo, vero e vivo, testimonianza del fatto che l’animalità, schiacciata e oppressa, resiste. Ora e domani.

Note:

1 In totale sono trentaquattro episodi di 25 minuti ciascuno, trasmessi settimanalmente tra l’ora del tè e i notiziari serali.

2 P.J. Hammond è l’autore delle sceneggiature di tutti le avventure, esclusa la quinta “Il ricevimento” scritta da Don Houghton e Anthony Read.

3 In Italia le prime due avventure sono state trasmesse alle 19:20 su Rai 1 tra ottobre e novembre 1980. Gli altri episodi, invece, sono stati trasmessi tra marzo e maggio 1983 spostati però nella fascia oraria dalle 23:00 alle 24:00 del sabato sera, proprio a causa degli argomenti trattati nella serie, ritenuti poco adatti al target dell’orario pre-serale.

4 Il titolo originale dell’avventura è “Creature’s revenge” e già suggerisce la causa della frattura del continuum spazio-temporale, mentre il titolo italiano “Prigionieri del tempo” sposta il focus sul dramma dei personaggi umani.

5 In un paio di frasi, oltre a mostrare l’impianto specista della nostra società, ne rivela anche il carattere prettamente maschilista: la tipica donna inglese degli anni ’70 e ’80 è una casalinga che impiega tutto il suo tempo a preparare i pasti per marito e famiglia.

6 Purtroppo la rappresentazione del mostro costituisce, come accade spesso nel cinema di fantascienza, il punto debole dell’episodio: il mostriciattolo informe e strisciante fa precipitare la tensione e dissolve l’atmosfera perturbante che si era creata fino a questo punto.

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