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di Tamara Sandrin

 

Stanotte correvo felice
dietro alla mamma.
Son rimasta indietro
per il cri-cri di un grillo.
Era fresca la notte,
l’erba umida
e la terra fremeva
di piccole vite.

Ma al limite del campo,
sul ciglio del fiume
grigio e asciutto,
la mia mamma
non ha visto il mostro
e il suo rombo veloce.
Non ha scorto
quegli occhi lucenti.
Mia sorella era con lei.
Troppo vicina.

Io ero rimasta indietro
per il cri-cri
di un grillo.

Eppure l’ho veduta correre
lesta e tesa
dietro la lepre.
L’ho veduta, tante volte,
latrare forte
per allontanare il tasso.
L’ho veduta allontanarsi
e tornare.

Ora non torna.

Intorno a me
il mondo si rischiara,
il sole si muove
alle mie spalle
e la vita notturna
si placa.
Iniziano il giorno
altre vite.
Corrono nuovi mostri
rombanti sul fiume di pietra.

Il corpo, piccolo,
della mia bionda sorella
è trascinato via
dal gabbiano.
Ora arriva il corvo
vicino alla mia mamma.

Ora so
che non tornerà più.
Ora so
che non potrò più
accucciarmi contro
il suo corpo
morbido e caldo
e respirare il suo odore,
l’odore della tana.

Ora tornerò là.

Forse
tornerà anche il mio papà
e io salterò
e gli leccherò il muso.
E lui
liscerà ancora il mio pelo.
E poi correrò dietro a lui:
non resterò indietro
per il cri-cri
di un grillo.

Sarà bello
cacciare l’arvicola
tra i rovi e il convolvo
e riposare
nel fresco della terra
e annusare
l’aria salmastra.

Sarà lunga l’estate
per me.

Ora tornerò
nella mia tana
e sognerò.

 
©Riproduzione vietata

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