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di Tamara Sandrin

Son giorni tristi, questi.
Giorni dolorosi e gonfi di rabbia. Che non passa, non scema con gli anni.
Sedici anni fa ho pianto per Carlo.
Forse ho pianto per rabbia, più che di dolore, per una morte così lontana e ingiusta, inaspettata.
Sedici anni fa ho pianto per i torturati della Diaz.
Poi non ho pianto più.
Ma quello che provo, ogni anno, ogni anniversario, è lo stesso sentimento misto di disgusto, rabbia, dolore, impotenza e paura.
Paura, sì.
Perché gli sbirri che hanno ammazzato Carlo son gli stessi infami fascisti che hanno sparato a Reggio Emilia.
Gli stessi che hanno ucciso Pinelli.
Gli stessi sbirri che hanno massacrato Giuseppe Uva, Cucchi, Aldovrandi e Franco Mastrogiovanni.
Gli stessi infami fascisti che hanno picchiato mia nonna, ancora ragazza, fucilato Garcia Lorca e ammazzato a forza di botte lo zio Cancio.
Paura, sì. E disgusto.

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