Tag

, , , , , , , , , ,

di Tamara Sandrin

All’inizio dell’anno è uscito il mio libro sul rapporto tra noi e l’altro, tra alterità e animalità nel cinema di fantascienza degli anni ’50 e ’60.
Mi è costato impegno e fatica: per scrivere di cinema non basta guardarsi qualche filmetto e buttare giù due righe, i film vanno visti e rivisti, analizzati, compresi e valutati, studiati e va ben ponderata l’interpretazione che se ne vuole dare, per evitare le letture “stiracchiate” tipiche dell’erudizione critica.
Ma ne ho ottenuto anche soddisfazione: è un librettino che si legge volentieri e tutto d’un fiato e ho già avuto dei riscontri positivi e lusinghieri da chi lo ha letto.

Il libro (ebook o cartaceo) può essere acquistato on-line su diversi bookstore, per esempio:

oppure se mi incontrate di persona!

Lascio ora ai miei lettori di CaVegan la prefazione del libro dove spiego un po’ la sua genesi e il suo intento, sperando di stuzzicare la curiosità!

 

Questo libro nasce da due sentimenti che animano il mio cuore: il tumulto dell’ingiustizia intra e inter-specifica e la passione per il cinema, in particolare per il vecchio cinema di fantascienza.
Quando ho iniziato a lavorarci pensavo di scrivere un breve articolo su tre o quattro film per accompagnare una breve rassegna, ahimè mai realizzata (finora). I film in questione erano
L’uomo che visse nel futuro, Tarantola, Assalto alla terra e L’astronave degli esseri perduti, però la folgorazione è arrivata con Destinazione… Terra! di Jack Arnold, con la sua celebre battuta “distruggiamo ciò che non riusciamo a capire”: era la descrizione, lapidaria, di ciò che fa e ha sempre fatto l’animale umano nei confronti degli altri animali non umani e umani.
A quel punto il mio pensiero si è schiarito e riandando con la mente ai tanti film che avevo visto, ho trovato che questo tema era ricorrente in molti, moltissimi, film di fantascienza degli anni ’50 e ’60.
Li ho rivisti, ne ho visto altri e altri ancora, tutti mi sembravano interessanti e affascinanti, perciò a quel punto il lavoro, come si usa dire,
“mi ha preso la mano” e, da un modesto articolo, mi sono azzardata a intraprendere un progetto più ambizioso, con tutti i suoi e i miei limiti.
A un certo punto il materiale che avevo continuava a crescere, finché ho dovuto fermarmi, farne una cernita, scegliere, scartare.
Il libro non pretende di essere esaustivo, sicuramente può essere integrato e ampliato (per esempio manca del tutto l’analisi della produzione, pregevolissima, dei paesi dell’Est Europa, oltre la cortina di ferro, e – di tutte le pellicole giapponesi – ho tenuto conto solo di Godzilla): ho cercato di fornire un quadro generale sull’argomento, che funga da spunto di riflessione.
Spero di riuscire ad avvicinare qualche animalista al mondo del cinema, che tanto ci offre come chiave di lettura della realtà, della società e dell’animo umano.
Spero di riuscire a innescare una scintilla antispecista nella mente di qualche buon cinefilo che si prenderà la briga di leggere questo libro.
Spero che, alla fine, i volti dell’altro umano e non umano non appaiano più così diversi e spaventosi, così imperscrutabili e muti, ma che si fondano in un unico volto di tensione vitale.
Buona lettura.

 

La bellissima illustrazione realizzata da Katia Brancaleoni.

 

Annunci