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jaccuse

 

di Tamara Sandrin

Émile Zola non ebbe paura a denunciare i veri colpevoli nell’affare Dreyfus, non ebbe paura a esporsi, a protestare, a gridare e andò incontro alle conseguenze del suo atto e delle sue scelte con consapevolezza e fiducia in se stesso e in ciò in cui lui credeva:

“Formulando queste accuse, non ignoro che mi metto sotto il tiro degli articoli 30 e 31 della legge sulla stampa del 29 luglio 1881, che punisce le offese di diffamazione. Ed è volontariamente che mi espongo. Quanto alla gente che accuso, non li conosco, non li ho mai visti, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l’atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l’esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima. Che si osi dunque portarmi in assise e che l’indagine abbia luogo al più presto.”*

Oggi lanciamo il nostro J’accuse contro questa società e i suoi aguzzini, senza paura, con il fuoco della nostra anima, come “mezzo rivoluzionario per accelerare l’esplosione della verità e della giustizia.”

J’accuse…!

Accuso i miei genitori, i miei nonni e i miei insegnanti per avermi inculcato che il diritto di nascita e il diritto di specie sono più importanti del diritto alla vita.
Accuso i compagni e le compagne che hanno lottato e lottano contro le ingiustizie sociali e non hanno visto e non vedono l’ingiustizia più grande, la discriminazione specista.
Accuso chi lavora negli allevamenti e nei macelli, perché la necessità non può essere un’attenuante.
Accuso chi compra i corpi degli animali non umani fatti a pezzi, perché sono i mandanti di quelle stragi.
Accuso gli allevatori e i macellai, i vivisettori e i circensi, i cacciatori e i pellicciai.
Accuso lo stato che protegge e finanzia le attività di questi aguzzini.
Accuso gli ignavi del buonsenso e gli accidiosi del “tanto non cambierà mai niente”.
Accuso i tiranni dell’informazione che celano la verità diffondendo menzogne e notizie tendenziose.
Accuso l’intellighenzia che ignora lo sfruttamento animale e snobba la lotta antispecista.
Accuso i potenti che hanno nel cuore solo un salvadanaio.
Accuso i poveri e i perdenti che non sanno fraternizzare con i più sventurati della terra, gli animali non umani.
Accuso i vecchi che non hanno imparato niente dalle miserie del passato.
Accuso i giovani che hanno fatto della superficialità la loro divisa.
Accuso me stessa ché troppo tardi ho compreso l’orrore.
Accuso gli antispecisti, quelli che non credono alla potenza della liberazione animale per sovrastare le strutture culturali.
Accuso gli animalisti, quelli che parlano di se stessi a se stessi e dimenticano gli animali.
Accuso tutti, noi tutti, che – per il solo fatto di respirare – siamo complici dello sfruttamento animale.

Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice.”*

 

*Da “J’accuse” lettera aperta di Émile Zola al presidente Felix Faure del 13 Gennaio 1898, con cui Zola prendeva le difese di Alfred Dreyfus (i grassetti sono miei). Il 7 febbraio dello stesso anno iniziò il processo contro Zola, che venne condannato a un anno di carcere e a una pesante sanzione pecuniaria.

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