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di Tamara Sandrin

L’approvazione della legge sul disturbo venatorio apre uno scenario nuovo e inquietante sia dal punto di vista pratico che etico e dei diritti minimi del cittadino perché, di fatto, questa aberrante legge limita la libertà di azione e movimento di chiunque non sia un cacciatore e non faccia parte della banda armata. Inoltre costituisce un pericoloso precedente che, verosimilmente, potrebbe essere copiato in altre regioni.
A prima vista, a occhi giuridicamente inesperti come i miei, la legge sembra inapplicabile, ma dato che i beneficiari sono i cacciatori – che ben sappiamo capaci di qualsiasi cosa – è proprio la difficoltà della sua applicazione che spaventa.
Facciamo un esempio: sono un escursionista, un ciclista, un podista, ecc. (non parlo volontariamente di animalisti) e vado a fare un giretto in bosco o in campagna, posso stare in silenzio o cantare o gridare; incontro un cacciatore che ritiene che lo sto disturbando. Ovviamente nessun rappresentante degli organi preposti a svolgere le funzioni di polizia è presente in quel momento per poter accertare e contestarmi la violazione, come previsto da un comma della legge. Perciò, in teoria, io me ne posso andare, allontanandomi prima che arrivino i carabinieri, sempre che il cacciatore li chiami.
Da questo esempio nascono una serie di quesiti.
Innanzitutto mi chiedo, viste le premesse, chi decide sulla veridicità e sull’entità del presunto disturbo? Il cacciatore stesso? Senza dover fornire altra prova che la sua testimonianza alle autorità preposte? Come dicevo i carabinieri, o chi per loro, possono giungere solo in un secondo momento sul “luogo del delitto” e quindi non possono sicuramente essere in grado di accertare la violazione.
Poi mi chiedo se, come accennavo nell’esempio, io me ne voglio andare, posso rifiutarmi di fornire le mie generalità al cacciatore per la denuncia? Il cacciatore può impedire, legalmente, che io mi allontani? E qui nasce il problema più grave: il cacciatore non è un semplice cittadino, che può – se ci riesce – arrestare un reo in flagranza di reato (reato penale, non violazione amministrativa!), ma è un uomo armato che può facilmente usare la forza minacciosa del suo fucile.
La mia impressione, dunque, è che con questa legge si cerchi di rendere la lobby dei cacciatori alla stregua di un’arma della regione Veneto. Aldilà di quanto preveda la legge, è facile immaginare cosa si sentiranno legittimati a fare da oggi in poi questi individui, che già finora si sono rivelati tanto pericolosi, e come verranno poi scagionati e decolpevolizzati.
Alla luce di queste ultime considerazioni, ritengo che l’aspetto più spaventoso resti il fatto che questa sia una legge del terrore, che porterà i cittadini ad autocensurarsi per la paura; non è una legge ma una minaccia tirannica al pari della legge marziale: allo scattare del coprifuoco chiunque si trovi in zona di caccia potrà essere fucilato sul posto!

Ma nonostante tutto la lotta antispecista alla caccia non può fermarsi: deve trovare e praticare altre strade, che non incrocino quelle già battute dai cacciatori, che non portino a incontrarli faccia a faccia, ma a prenderli alle spalle.

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