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di Tamara Sandrin

Penso alle compagne e ai compagni
della liberazione animale.
Penso a loro.
Intensamente.

Ricordo ancora marce
contro l’inespugnabile
Beccastecca.*
Eravamo giovani e pochi.
E un poco ignoranti.

Penso alle compagne e ai compagni
in carcere per averci provato,
per aver liberato e
strappato reti e recinti.
Per aver bruciato e sperato.

Penso alle compagne e ai compagni
che non hanno chiuso porte e portoni
alle loro spalle,
che non sorridono al mondo,
che non hanno denaro
nelle loro mani.
Che hanno, come noi,
il cuore pesante e
la coscienza arrabbiata.

Penso alle compagne e ai compagni
che ce l’hanno fatta,
scivolando nell’ombra,
che sorridono al mondo
perché hanno vite e animi
caldi nelle loro mani
e il cuore potente e
la coscienza arrabbiata.

Penso alle compagne e ai compagni
non umani,
che soffrono e sopportano,
che, a volte, sanno ribellarsi,
che scappano e scivolano
perché bisogna tentare.

Penso al loro coraggio,
alla mia paura
e al veleno del mondo.

Penso alle compagne e ai compagni
della liberazione animale.
E guardo i giovani
che sanno tanto,
ora,
accecati dai
luccichini della tv.

 

 

* La Beccastecca era un allevamento di maiali transgenici destinati a produrre organi per gli xenotrapianti. Il “progetto” (stranamente) era finanziato dal ministero delle politiche agricole. All’epoca veniva ritenuto un allevamento blindato, inaccessibile. La vicenda è molto complessa e poco chiara e sono passati tanti anni che non ricordo bene i dettagli. So che c’erano state più d’una interrogazione parlamentare e manifestazioni di piazza contro quell’allevamento.
Era il 1997 o il ’98, siamo stati a una protesta a Modena, ai tempi in cui non si andava alle manifestazioni per farsi i selfie (non ci portavamo neanche la macchina fotografica!), non conoscevamo nessun altro animalista, ed è stato importante per noi vedere che non eravamo soli.
La Beccastecca esiste ancora, oggi “si occupa di allevamento dei suini con attività prevalenti nei settori riguardanti la produzione, l’alimentazione ed il benessere dei suini, la produzione e la qualità delle loro carni […] Si occupa inoltre di valorizzazione della biodiversità delle razze autoctone e delle produzioni biologiche.” (i grassetti sono miei).
Oggi non se ne sente parlare quasi più e i rete si trova ben poco della sua storia. Qui e qui due link per farsi una vaga idea.

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