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di Tamara Sandrin

Ho giocato con le parole, con la famosa poesia Chi sono?* di Aldo Palazzeschi. Ho tentato un divertissement poetico, ma ciò che è nato è qualcosa di straziante.


Chi sono?

Son forse un uccello?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
“prigionia”.
Son dunque un vitello?
Neanche.
Non ha che un dolore
lo strazio dell’anima mia:
“malinconia”.
Un maiale, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nel giorno dell’anima mia:
“monotonia”.
Son dunque… che cosa?
Io ho un coltello
piantato nel cuore
per far mangiare la gente.
Chi sono?
Un animale, il fantasma dell’anima mia.

© Riproduzione vietata

 

*Chi sono?
Son forse un poeta?

No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
«
follia».
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
«
malinconia».
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
«
nostalgia».
Son dunque… che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.
(in Aldo Palazzeschi, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2002)

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